Cos’è un’obbligazione? E come funziona?

By: Harry Atkins
Harry Atkins
Harry si è unito a noi nel 2019, grazie a più di dieci anni di esperienza nella scrittura, redazione… read more.
Updated: Giu 24, 2020
0/5 Star rating
Principiante
Tempo di lettura: 18 minuti

Sia che si tratti di un reddito stabile al momento del pensionamento, di una specifica esigenza futura di liquidità, di una diversificazione del portafoglio o di una vecchia avversione al rischio o di una combinazione di tali fattori, un investimento in titoli di Stato o del settore privato merita un’attenzione particolare, tanto più in tempi come quelli attuali di instabilità dei mercati azionari. In questo articolo, invezz.com dà un’occhiata a ciò che viene offerto al Regno Unito, o agli investitori del Regno Unito, ai meriti dei titoli obbligazionari e al modo in cui ci si occupa di indebitamento.

Cominciamo con una domanda piuttosto elementare, due in realtà: cos’è una “obbligazione” e in cosa si differenzia da un’azione?

I. Cos’è un’obbligazione?

Spogliato di tutta la terminologia specifica del prodotto (compresa la parola “spogliato”), un’obbligazione non è altro che un riconoscimento del debito e una promessa di rimborso, come un IOU, un assegno, un conto bancario o una banconota. Ognuno di essi funziona, di diritto e di fatto, come un prestito di denaro altrui unito a un obbligo vincolante di rimborso in un determinato momento.

II. In cosa è diversa da un’azione?

Ciò che rende l’obbligazione diversa da questi altri strumenti di debito è che non solo è la prova dell’obbligo di prestito e di rimborso (e delle relative condizioni) ma funziona anche come prodotto d’investimento negoziabile. Non esiste, in generale, un mercato di IOU o di banconote (se non come oggetti da collezione) ma ci sono mercati attivi, del valore di molti miliardi di dollari, in obbligazioni, e i principali attori in termini di benchmarking sono le obbligazioni che registrano i prestiti degli Stati sovrani, per finanziare le carenze tra le spese e le entrate fiscali.

L’altra cosa importante da apprezzare delle obbligazioni è la loro differenza rispetto alle azioni. L’acquisto di azioni di una società quotata in borsa, sul mercato o in altro modo, conferisce all’acquirente una quota di proprietà della società e, in generale, il diritto di avere voce in capitolo nelle decisioni più importanti, attraverso il voto degli azionisti su una delibera. Le obbligazioni non sono interessi di proprietà e, sempre in generale, gli obbligazionisti non hanno voce in capitolo negli affari della società. Ma, soprattutto, le obbligazioni hanno la precedenza sulle azioni della liquidazione di una società, anche se questo può essere di poco conforto se la società è gravemente insolvente.

III. Il linguaggio delle obbligazioni

Parliamo ora di alcuni dei principali termini utilizzati in relazione alle obbligazioni e al trading di titoli obbligazionari, alcuni dei quali sono condivisi con le azioni ma in altri casi sono il peculiare patois dei titoli di debito.

Obbligazioni: Una combinazione di capitale e interessi

In primo luogo, le obbligazioni sono emesse per un valore nominale o nominale (l’importo preso in prestito in sterline o in altre valute) che con le obbligazioni all’ingrosso è tipicamente un importo elevato, come 50.000 sterline, ma con le obbligazioni al dettaglio sarà un importo molto più piccolo, diciamo 1.000 sterline, 100 sterline o anche 1 sterlina per obbligazione. La maggior parte delle emissioni obbligazionarie ha una durata determinata, con una data di scadenza specifica che può essere di tre-cinque anni (un’obbligazione a breve termine), 10-12 anni (un’obbligazione a medio termine) o per un periodo molto più lungo, come 30 anni (un’obbligazione a lungo termine).

La maggior parte delle emissioni obbligazionarie ha una cedola a tasso fisso, ovvero un tasso di interesse specifico pagabile a intervalli prestabiliti nel corso della vita dell’obbligazione, tipicamente biennale con obbligazioni emesse dallo Stato e annualmente con obbligazioni emesse da società (obbligazioni societarie). Ma nel Regno Unito, soprattutto nel mercato dei gilt, negli ultimi anni un numero crescente di emissioni obbligazionarie è stato caratterizzato da cedole a tasso variabile o indicizzate, ovvero il tasso di interesse fissato all’emissione dell’obbligazione viene poi adeguato con riferimento al movimento al rialzo di un determinato indice di monitoraggio dell’inflazione, come il CPI (Consumer Price Index). E alcune obbligazioni vengono spogliate dopo l’emissione (nel capitale o nel valore nominale, che diventa un’obbligazione a cedola zero, e nelle cedole) e oggetto di trading in modo separato.

Un’obbligazione è normalmente venduta e acquistata cum dividendo, il che, come per le azioni, significa che il successivo pagamento degli interessi è dovuto all’acquirente, anche se potrebbe essere necessario un rimborso al venditore per la parte del periodo di interessi precedente la vendita. Quando un’obbligazione viene venduta e acquistata in prossimità della successiva data prevista per il pagamento degli interessi, tipicamente entro la settimana precedente, viene scambiata ex dividendo, il che significa che il pagamento del dividendo viene effettuato al venditore, meno una quota proporzionale dovuta all’acquirente per i pochi giorni di interessi precedenti la data di pagamento degli interessi.

Prezzi delle obbligazioni

Una nuova emissione obbligazionaria si vende tipicamente sul mercato alla pari, cioè al valore nominale, ma se c’è una domanda sufficiente, si formerà rapidamente un mercato secondario che inizierà a quotare il titolo appena emesso. Il prezzo di un’obbligazione è invariabilmente quotato pulito (cioè senza tener conto degli interessi maturati alla data di quotazione) anche se viene acquistato e venduto sporco, come spiegato nel paragrafo precedente.

Indipendentemente dal loro valore nominale, i prezzi delle obbligazioni sono generalmente quotati per 100 nominali e con due cifre decimali. Quindi, se l’obbligazione X è in sterline e viene quotata, ad esempio, a 104,56, il prezzo richiesto è di 104,56 sterline per ogni 100 sterline del valore nominale dell’obbligazione.

Una volta sul mercato secondario, raramente le obbligazioni rimangono alla pari, piuttosto vengono acquistate e vendute a premio o a sconto, cioè per un valore superiore o inferiore al loro valore nominale. Nell’esempio appena citato, l’obbligazione viene offerta a un premio al valore nominale di 4,56 sterline, così come un’obbligazione a premio. Ma molte obbligazioni si vendono anche al di sotto del loro valore nominale, cioè sono obbligazioni a sconto. Che si tratti dell’uno o dell’altro è determinato da una serie di fattori, ma il più influente è la cedola, ovvero il tasso di interesse. È questo che determina il valore maturato dell’obbligazione nel corso della sua vita. Se il tasso di interesse è fisso, o comunque si presume che rimanga lo stesso, un dato prezzo di acquisto determinerà il rendimento di quell’obbligazione, il tasso di rendimento generato dall’investimento a quel prezzo e calcolato in quel momento. È il rendimento che determina il valore di un determinato titolo, e quindi il prezzo, rispetto a emissioni obbligazionarie simili sul mercato.

L’importante questione del rendimento

Il rendimento viene calcolato in modi diversi, a seconda delle esigenze dell’investitore. In primo luogo, c’è il rendimento piatto, che tiene conto solo del rendimento generato dalla cedola e non tiene conto del guadagno o della perdita di capitale sull’obbligazione per tutta la sua durata. Ad esempio, il rendimento piatto su un gilt del 4% al prezzo attuale di 102,50 sarebbe del 3,9%. Se il prezzo dell’obbligazione sale a 105,75, il rendimento forfettario di tale obbligazione scende al 3,78%, dimostrando così il rapporto inverso tra rendimento e prezzo dell’obbligazione. Quando il prezzo di un’obbligazione aumenta, il suo rendimento scende. Quando il prezzo di un’obbligazione scende, il suo rendimento aumenta.

Un modo più utile, ma anche più complesso, di calcolare il rendimento è quello di produrre per un determinato titolo al prezzo pagato il suo rendimento di rimborso, che può essere sia lordo che netto. Il rendimento lordo di rimborso misura il rendimento totale che l’obbligazione genererà nel periodo fino alla sua scadenza ed esprime questo come percentuale del prezzo dell’obbligazione su base annuale. L’utilità particolare del rendimento lordo di rimborso è che permette agli investitori di fare confronti nella determinazione del prezzo delle obbligazioni con scadenze e cedole diverse. Il rendimento netto di rimborso è una variazione che influisce sull’impatto della tassazione sui flussi di cassa dell’obbligazione fino alla sua scadenza.

Impatto della valutazione del rischio

Il prezzo di un’obbligazione, e quindi il suo rendimento, non è determinato solo dalla cedola, ma entrano in gioco anche altri fattori. Il più influente, dopo il tasso di interesse, è la percezione del mercato del rischio di insolvenza per quanto riguarda le rate di interesse o il rimborso del capitale, o entrambi, per i quali il rating attribuito a tale obbligazione da un’agenzia di rating è critico. Le obbligazioni a più basso rischio (quelle con il più alto rating di credito) sono emesse dal governo centrale e sono note nel Regno Unito come gilt e negli Stati Uniti come buoni del tesoro (o T-bills). Anche le obbligazioni emesse dalle autorità municipali e dalle agenzie sovranazionali sono probabilmente a basso rischio, anche se non così basso come le emissioni del governo centrale. Le obbligazioni societarie (tipicamente, anche se non esclusivamente emesse da società pubbliche quotate in borsa) sono o investment-grade o hanno un rating inferiore all’investment grade, nel qual caso sono generalmente caratterizzate da un tasso d’interesse più elevato e sono note come high yield o, in termini peggiori, come junk bond.

Ci sono anche altri fattori di rischio che influenzano il prezzo delle obbligazioni sul mercato secondario, tra cui il rischio di mercato (la prospettiva che l’obbligazione in questione non attragga o mantenga una domanda sufficiente, o addirittura nessuna domanda) e naturalmente il rischio di inflazione (la prospettiva che il valore del capitale dell’obbligazione venga consumato dalle forze inflazionistiche nel periodo fino alla scadenza).

E con le obbligazioni societarie di tipo investment-grade, il mercato incide sempre su una differenza di prezzo tra queste e i gilt, riflettendo la percezione di un rischio di insolvenza più elevato per quanto piccolo e che è noto come spread. Lo spread può cambiare di volta in volta, anche tra la stessa coppia di gilt e corporate bond, il che fornisce uno dei diversi modi in cui i trader di bond cercano di trarre profitto dalla loro negoziazione di obbligazioni.

IV. Investire in obbligazioni

Naturalmente, per investire in questo particolare prodotto d’investimento non è necessario essere un trader attivo o anche solo vendere una volta che le obbligazioni scelte sono state acquistate. Può andare bene che l’acquirente di, diciamo, 20.000 sterline in UK gilt pagando il 5,75% e maturando nel 2019 per tenere le obbligazioni fino alla scadenza, reinvestendo i pagamenti degli interessi al netto delle imposte ogni anno, perché in quell’anno il figlio o la figlia inizierà l’università e l’investimento obbligazionario coprirà le tasse e le spese del primo anno.

Trading di margini

Ma mentre quel particolare investitore obbligazionario non sarà turbato dai movimenti dei tassi d’interesse e dall’inflazione nel corso dei sei anni che intercorrono, molti altri investitori mirano a rimanere in vantaggio, per quanto possibile, e questo significa la volontà di acquistare e vendere obbligazioni al meglio e, in effetti, di entrare e uscire dalle obbligazioni in riferimento al loro potenziale di guadagno rispetto ad altri prodotti d’investimento, soprattutto azionari. In primo luogo, il trading obbligazionario riguarda i margini, le differenze, a volte minime, nei rendimenti offerti dal prezzo di una determinata obbligazione rispetto a prodotti simili sul mercato. Lo sfruttamento di tali differenze richiede una presenza attiva sul mercato.

Investire “al dettaglio”

In termini pratici, l’unico modo in cui il privato cittadino (l’”investitore al dettaglio”) può partecipare direttamente al mercato obbligazionario è al momento dell’emissione iniziale di un nuovo titolo. Una volta che un’emissione obbligazionaria è entrata nel mercato secondario, le possibilità di trading diretto sono limitate, in quanto i broker coprono il mercato.

Problemi iniziali

Con un’emissione di obbligazioni societarie, la società può decidere di offrire prima l’emissione ai propri attuali detentori di obbligazioni o azionisti – una forma di “emissione di diritti” – oppure può offrirle al pubblico in generale. In caso di solida domanda per le obbligazioni, la società può emettere una quantità maggiore di quella originariamente prevista (che potrebbe ovviamente influire sul loro prezzo sul mercato secondario). Ma in genere la società accetterà le richieste di acquisto direttamente dal pubblico, anche se può anche impegnare gli intermediari a commercializzare tutta o parte dell’emissione. Con i gilt del Regno Unito, una nuova emissione è gestita dal DMO (l’ufficio di gestione del debito) ramo del Tesoro. In linea di principio, alcune emissioni sono “al dettaglio” per consentire alla gente comune di partecipare all’emissione. Ma data la moderna preoccupazione per il riciclaggio di denaro sporco e altri usi illegali dei fondi, i privati cittadini devono essere stati ammessi nel “Gruppo Approvato” del DMO prima di poter partecipare a una nuova emissione obbligazionaria. Ciò comporta la compilazione di un modulo di richiesta con alcune informazioni personali piuttosto personali richieste (reddito, valore dei beni posseduti) e almeno la prospettiva di controlli sul background.

Il mercato secondario

Ma quando un’emissione obbligazionaria è sul mercato, l’unico modo pratico per comprare e vendere è tramite un agente di cambio. Tutti i broker britannici offrono un servizio di intermediazione obbligazionaria (ovviamente a pagamento) ma alcuni ne fanno una specialità più di altri, offrendo ricerche e analisi gratuite, ad esempio, oltre al servizio di straight broking.

Quando si tratta di acquistare e vendere obbligazioni sul mercato secondario, cioè una volta che l’obbligazione è stata emessa, le opportunità per gli investitori privati sono minime. A differenza delle azioni, ci sono (almeno fino ad ora) pochi exchange riconosciuti o controllati per il trading di obbligazioni. La stragrande maggioranza delle transazioni avviene “over the counter”, o più tipicamente “al telefono”, tra i broker-dealer: è un mondo chiuso e segreto, con poco in termini di trasparenza o di responsabilità del mercato, e non è certamente un posto per l’investitore privato al dettaglio.

Teoricamente, quell’investitore potrebbe cercare di andare da solo, sottoscrivendo una sottoscrizione ad uno dei diversi programmi di trading screen sul mercato, che forniscono l’accesso al trading obbligazionario tra gli altri titoli. Il terminale Bloomberg è un esempio, ma non è economico a 1.500 dollari al mese per un solo schermo. Altre importanti piattaforme di trading sono fornite da Thomson Reuters, Morningstar e Dow Jones. Ma in ogni caso i programmi sono rivolti (e hanno un prezzo molto alto) a trader e broker professionisti. Un altro punto chiave da tenere ben presente è che, in parte a causa dell’assenza di exchange aperti e trasparenti, molte obbligazioni (e soprattutto le emissioni aziendali) hanno scarsa liquidità, con pochi exchange e il conseguente rischio che, una volta entrati, possa essere difficile uscire dall’investimento.

Il mercato ORB della LSE

Tenendo conto di tali emissioni (accesso “al dettaglio” limitato e illiquidità limitata) tre anni fa la Borsa di Londra ha istituito un exchange di trading elettronico di obbligazioni quasi al dettaglio, che chiama “ORB” (Order book for Retail Bonds). Diciamo “quasi” perché, sebbene sia rivolto a investitori non professionisti, non permette a chiunque di fare un’operazione su nessuna delle obbligazioni quotate. Come per le azioni, si deve passare attraverso un broker membro della LSE, di cui circa 33 sono attualmente quotati per l’accesso alle ORB. Ma c’è un’ulteriore caratteristica che avvicina questo meccanismo di negoziazione delle obbligazioni alla partecipazione diretta degli investitori – DMA, per l’accesso diretto al mercato. Nelle parole dell’opuscolo esplicativo della LSE, il DMA è “un servizio con il quale i membri della Borsa di Londra sono in grado di inviare direttamente gli ordini dei clienti al portafoglio ordini attraverso i loro sistemi”. Il vantaggio per gli “investitori privati sofisticati” è che possono “assumere un maggiore controllo delle loro operazioni, consentendo loro di inserire ordini di acquisto e di vendita direttamente sul portafoglio ordini della London Stock Exchange”. A questo punto, solo tre broker sono quotati come offerenti DMA e senza dubbio sono piuttosto selettivi nel concedere a questo investitore l’accesso diretto tramite i propri sistemi di trading. I Walk-up, possiamo supporre, non si qualificheranno.

Dal suo lancio nel febbraio 2010, con appena 240 milioni di sterline raccolte quell’anno, ORB è cresciuta fino a comprendere più di 60 gilt e 100 obbligazioni societarie, tutte con un valore nominale di 1000 sterline o meno, e con 1,5 miliardi di sterline raccolte in emissioni obbligazionarie partecipanti nel 2012. Naturalmente, a questo punto l’exchange rappresenta solo una piccola frazione delle decine di migliaia di obbligazioni in emissione, ma permette agli investitori privati, al dettaglio nel Regno Unito, o con un interesse nel mercato britannico, di ottenere informazioni sui titoli di debito rappresentativi del governo e del settore privato, e naturalmente di scambiarli attraverso i market maker partecipanti. E le obbligazioni quotate ORB hanno ora un proprio indice – in realtà ci sono cinque indici discreti – grazie alla serie di indici FTSE ORB Index Series lanciata a gennaio di quest’anno.

V. Trading di titoli obbligazionari – Criticità del lavoro di base

L’investimento attivo, ovvero il trading, in obbligazioni non è per tutti. I movimenti dei prezzi delle obbligazioni, sia individuali che tra categorie diverse (gilt, municipali, corporativi, sopranazionali, junk, ecc.) possono apparire capricciosi e incomprensibili in assenza di sofisticati strumenti di tracciamento e di analisi. Non è possibile consultare le pagine finanziarie del proprio quotidiano preferito e trovare gli ultimi prezzi delle obbligazioni quotate. Al di là delle quotazioni su ORB, e dei pochi sistemi simili che stanno emergendo in altri Paesi, i mercati obbligazionari sono opachi e inaccessibili ad un gruppo selezionato di market maker.

Tuttavia, per gli investitori disposti a dedicare il tempo e gli sforzi necessari per comprendere le obbligazioni, il loro prezzo, l’importanza critica dei movimenti dei tassi d’interesse nel calcolo dei rendimenti, la sensibilità delle emissioni obbligazionarie in generale o caso per caso ai cambiamenti delle politiche e delle misure sia micro che macroeconomiche e fiscali, le obbligazioni possono rappresentare un’alternativa molto interessante ai titoli azionari. Come minimo, meritano una seria considerazione per la diversificazione del portafoglio e per le finalità di copertura.


Fact-checked

I nostri redattori controllano tutti i contenuti per garantire la conformità con la nostra rigorosa politica editoriale. Le informazioni in questo articolo sono supportate dalle seguenti fonti affidabili.

Avvertenza sui rischi

Invezz è un luogo in cui le persone possono trovare informazioni affidabili e imparziali su finanza, trading e investimenti, ma non offriamo consulenza finanziaria e gli utenti dovrebbero sempre svolgere le proprie ricerche. Le attività trattate su questo sito web, comprese azioni, criptovalute e materie prime, possono essere altamente volatili e i nuovi investitori spesso perdono denaro. Il successo sui mercati finanziari non è garantito e gli utenti non dovrebbero mai investire più di quanto possono permettersi di perdere. Dovresti considerare le tue condizioni personali e prenderti il ​​tempo per esplorare tutte le opzioni a disposizione prima di fare qualsiasi investimento. Leggi la nostra liberatoria sui rischi >

Harry Atkins
Financial Writer
Harry si è unito a noi nel 2019, grazie a più di dieci anni di esperienza nella scrittura, redazione e gestione di contenuti di alto profilo… read more.

Corsi correlati