La Cina accusa gli Stati Uniti di una rapina da 13 miliardi di dollari in un rapporto di furto informatico esplosivo
- I 127.000 BTC rubati, per un valore di circa 13 miliardi di dollari, sono stati originariamente presi in un attacco informatico del 2020.
- I fondi sono rimasti intatti fino alla metà del 2024, quando sono stati tranquillamente spostati su nuovi wallet.
- La società blockchain Arkham ha successivamente identificato i wallet riceventi come controllati dal governo degli Stati Uniti.
La massima autorità cinese per la sicurezza informatica ha accusato il governo degli Stati Uniti di essere coinvolto in uno dei più grandi furti informatici legati ai bitcoin della storia.
Un nuovo rapporto del National Computer Virus Emergency Response Center (CVERC) sostiene che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti si sia impossessato di 127.000 bitcoin rubati in un attacco del 2020 alla mining pool di LuBian.
Il rapporto sostiene che non si è trattato di un semplice sequestro criminale, ma della fase finale di un'operazione informatica a lungo termine.
Il bitcoin, che oggi vale circa 13 miliardi di dollari, è rimasto intatto fino alla metà del 2024, quando gli asset sono stati improvvisamente spostati su portafogli controllati dagli Stati Uniti, secondo i dati della blockchain.
Cold wallet e trasferimenti silenziosi
La mining pool di Lubian, attiva durante le prime fasi del boom delle criptovalute in Cina, è stata silenziosamente violata nel 2020. Gli aggressori hanno estratto 127.000 bitcoin legati alle operazioni della pool.
All'epoca, l'hack ha attirato poca attenzione, anche perché il bitcoin rubato è rimasto inattivo per quasi quattro anni.
La situazione è cambiata nel 2024, quando gli asset sono stati trasferiti silenziosamente a nuovi indirizzi blockchain. I trasferimenti sono stati rilevati dalla società di analisi blockchain Arkham, che ha collegato i wallet di destinazione al governo degli Stati Uniti.
Questi risultati si sono allineati con un successivo annuncio del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti che confermava che il bitcoin era stato sequestrato come prova penale.
Il Dipartimento di Giustizia ha collegato i fondi a Chen Zhi, presidente del Prince Group della Cambogia, che è stato incriminato per aver gestito una frode di criptovalute su larga scala.
Il suo presunto legame con il furto di Lubian è diventato un elemento cruciale nella spiegazione ufficiale del sequestro degli Stati Uniti.
La Cina sostiene un'operazione informatica coordinata
La risposta di Pechino è arrivata attraverso un dettagliato rapporto tecnico del CVERC, pubblicato domenica e pubblicato sul Global Times, un giornale associato al partito al governo in Cina.
Il rapporto sfida la posizione ufficiale degli Stati Uniti, sostenendo che il furto stesso portava i segni distintivi di una sofisticata operazione informatica.
Il CVERC sostiene che gli strumenti e le tecniche utilizzati nell'hacking del 2020 puntano a capacità tipicamente detenute da attori sostenuti dallo Stato.
Suggerisce che la stessa entità responsabile della violazione originale potrebbe aver mantenuto il controllo del bitcoin, solo per legittimare successivamente il sequestro attraverso un procedimento penale.
Il rapporto afferma che il governo degli Stati Uniti non si è limitato a intercettare i proventi criminali, ma potrebbe aver architettato il furto stesso, utilizzando il suo vantaggio tecnologico e le risorse di intelligence per orchestrare sia l'hack che la sua risoluzione.
La trasparenza della blockchain in discussione
Il caso ha evidenziato la natura a doppio taglio della blockchain forensics. Sebbene la tecnologia blockchain sia elogiata per la trasparenza, non rivela l'identità o l'intento.
L'identificazione da parte di Arkham dei wallet legati agli Stati Uniti si è basata su modelli di transazione e metodologie di tagging che, sebbene ampiamente accettati, non sono immuni da interpretazioni.
Il rapporto della Cina suggerisce che gli Stati Uniti potrebbero aver utilizzato la tracciabilità della blockchain per coprire un'operazione segreta.
Inquadrando il movimento di asset come un sequestro legittimo, gli Stati Uniti potrebbero, in teoria, utilizzare le prove blockchain sia come prova di colpevolezza che come copertura per un precedente coinvolgimento.
Se dimostrato, ciò solleverebbe seri interrogativi su come l'analisi blockchain viene applicata nelle operazioni a livello statale e su come le prove raccolte dai registri decentralizzati vengano utilizzate nelle indagini internazionali.
Sicurezza informatica e ricadute diplomatiche
Le implicazioni più ampie del rapporto del CVERC vanno oltre il settore delle criptovalute. Accusare un governo straniero di aver orchestrato un furto informatico pluriennale introduce un nuovo fronte nelle controversie globali sulla sicurezza informatica.
La tempistica dell'accusa, unita al valore strategico degli asset digitali, sottolinea come le criptovalute siano sempre più intrecciate con la sicurezza nazionale e la politica estera.
Con l'intensificarsi della controversia, entrambi i paesi stanno usando un linguaggio tecnico per fare punti politici. Gli Stati Uniti insistono sul fatto che il sequestro era legittimo, mentre la Cina lo inquadra come un abuso dei meccanismi legali per finalizzare un furto digitale.
Nessuna delle due parti sembra intenzionata a cambiare posizione, rendendo questa una delle accuse di più alto profilo che coinvolgono blockchain, sorveglianza statale e controllo transfrontaliero degli asset digitali.
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