Esclusione MSCI che causerà vendite di asset da 15 miliardi di dollari da parte delle società di tesoreria crypto

  • La proposta di MSCI potrebbe innescare 10–15 miliardi di dollari di vendite forzate di criptovalute da parte delle società focalizzate sul tesoro.
  • Strategy potrebbe affrontare 2,8 miliardi di dollari di uscite, rappresentando quasi tre quarti della capitalizzazione di mercato colpita.
  • I gruppi industriali avvertono che la regola prende di mira ingiustamente le posizioni in criptovalute e potrebbe distorcere gli investimenti passivi.

Le società di tesoreria focalizzate sulle criptovalute potrebbero affrontare una forte pressione di vendita se il Morgan Stanley Capital International Index (MSCI) procederà con una proposta per escluderle dai suoi principali indici azionari, una mossa che i critici avvertono potrebbe innescare miliardi di dollari in vendite forzate di asset e pesare ulteriormente sui già indeboliti mercati degli asset digitali.

I sostenitori stimano che si potrebbero vendere fino a 15 miliardi di dollari in criptovalute se il fornitore dell'indice implementasse la modifica, sottolineando l'alto rischio di una consultazione in corso che ha suscitato una crescente opposizione da parte dei partecipanti del settore.

Miliardi in potenziali deflussi

BitcoinForCorporation, un gruppo che fa campagna contro la proposta, ha affermato che le società di tesoreria crypto potrebbero affrontare tra 10 e 15 miliardi di dollari di uscite se rimosse dagli indici MSCI.

La stima si basa su una "lista preliminare verificata" di 39 aziende con una capitalizzazione di mercato combinata aggiustata per il float di circa 113 miliardi di dollari.

Secondo il gruppo, l'analisi di JPMorgan suggerisce che Strategy (precedentemente nota come Microstrategy), la società di tesoreria di Bitcoin associata a Michael Saylor, potrebbe registrare 2,8 miliardi di dollari di uscite da sola.

La strategia rappresenta circa il 74,5% del totale della capitalizzazione di mercato bilanciata per il float impattata, rendendola la società più esposta se il cambiamento di politica avrà luogo.

Gli analisti citati dalla campagna hanno calcolato che i potenziali deflussi di tutte le aziende coinvolte potrebbero ammontare a circa 11,6 miliardi di dollari.

Tali vendite probabilmente aumenterebbero la pressione al ribasso sui mercati cripto, che sono già in calo da quasi tre mesi.

La campagna contro la proposta ha guadagnato terreno, con la lettera di petizione di BitcoinFor Corporations che ha raccolto 1.268 firme al momento della stesura.

Consulenza di MSCI e preoccupazioni del settore

MSCI ha dichiarato in ottobre di consultare gli investitori sul fatto che escludere dalle cosiddette società di tesoreria crypto — società che detengono la maggior parte del loro bilancio in criptovalute — dai suoi indici.

I benchmark MSCI sono ampiamente utilizzati dai fondi di investimento passivi, il che significa che le modifiche all'inclusione degli indici possono influenzare direttamente i flussi di capitale in ingresso o uscita dalle azioni interessate.

I critici sostengono che l'approccio proposto da MSCI basato sul bilancio sia errato.

BitcoinForCorporations ha affermato che giudicare le aziende in base alla proporzione di criptovalute nel loro bilancio non riflette accuratamente le loro operazioni aziendali sottostanti.

"Un singolo indicatore di bilancio non può riflettere se un'azienda sia un'attività operativa", ha detto il gruppo, avvertendo che le imprese potrebbero essere escluse anche se i loro clienti, i ricavi e le operazioni principali rimangono invariati.

Il gruppo ha esortato MSCI a ritirare la proposta e a continuare a classificare le aziende in base a modelli di business, performance finanziarie e caratteristiche operative.

Crescente resistenza prima della decisione

L'opposizione alla proposta si è ampliata nelle ultime settimane.

Il 5 dicembre, la società quotata al Nasdaq Strive ha invitato MSCI a "lasciare che sia il mercato a decidere" se gli investitori passivi vogliono esposizione alle società detentrici di Bitcoin.

Anche la strategia è intervenuta, affermando in una lettera che la modifica proposta introdurrebbe un pregiudizio contro le criptovalute come classe di asset, invece di permettere a MSCI di agire come fornitore neutrale di indici.

MSCI ha dichiarato che le sue conclusioni finali saranno annunciate entro il 15 gennaio, con eventuali modifiche approvate previste per l'inclusione nella revisione dell'indice di febbraio 2026.

Fino ad allora, l'incertezza sulla decisione probabilmente rimarrà fonte di preoccupazione sia per gli investitori azionari che per quelli cripto, soprattutto considerando la potenziale portata di vendita forzata se le esclusioni andassero avanti.