Arkham rivela che gli Emirati Arabi Uniti hanno costruito una massiccia riserva di Bitcoin tramite l'estrazione statale.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno silenziosamente costruito una delle più grandi riserve sovrane di Bitcoin al mondo tramite l'estrazione domestica dell'asset anziché acquistarlo.

La società di analisi blockchain Arkham Intelligence ha riportato che i portafogli collegati a entità governative degli Emirati Arabi Uniti detengono circa 6.300 Bitcoin, valutati a circa 700 milioni di dollari.

I risultati mostrano come il Paese abbia utilizzato un'infrastruttura di mining legata allo Stato per accumulare asset digitali su larga scala.

Questo approccio segna una deviazione dalla comune strategia cripto sovrana di acquisire Bitcoin mediante sequestri o acquisti di mercato.

Questo colloca gli Emirati Arabi Uniti tra le poche nazioni che generano riserve direttamente dalle operazioni di mining.

Arkham monitora i portafogli statali

La ricerca on-chain di Arkham ha identificato Bitcoin detenuti in portafogli associati a organizzazioni legate al governo degli Emirati Arabi Uniti.

I risultati di Arkham evidenziano come i governi sovrani stiano partecipando sempre più all'infrastruttura delle criptovalute.

Queste organizzazioni fanno parte di una rete che sostiene l'infrastruttura di asset digitali degli Emirati Arabi Uniti.

Citadel Mining guida l'accumulo

Un importante contributore a questa riserva è Citadel Mining, una società mineraria di Bitcoin quotata in borsa e controllata principalmente dalla International Holding Company.

Questo conglomerato con sede ad Abu Dhabi è collegato al Royal Group degli Emirati Arabi Uniti, collegando direttamente l'operazione mineraria a entità sostenute dallo Stato.

Citadel Mining ha svolto un ruolo centrale nel trasformare gli investimenti infrastrutturali in produzione di asset digitali.

Invece di acquisire Bitcoin tramite scambi, gli Emirati Arabi Uniti si sono affidati alle operazioni di mining per costruire le proprie partecipazioni.

Aziende associate come Phoenix Group hanno partecipato anche all'attività di mining e alla distribuzione dei Bitcoin estratti.

Queste organizzazioni fanno parte di una rete che sostiene l'infrastruttura di asset digitali degli Emirati Arabi Uniti.

Impianto di Abu Dhabi confermato

L'analisi di Arkham ha combinato dati della blockchain con immagini satellitari per identificare un importante impianto di mining ad Abu Dhabi.

L'impianto è stato istituito nel 2022 grazie a una partnership tra Citadel Mining e Phoenix Group.

Questo sito ha permesso un mining su larga scala, consentendo agli Emirati Arabi Uniti di generare Bitcoin internamente.

L'infrastruttura di mining fornisce un meccanismo continuo per produrre asset digitali, invece di fare affidamento su azioni di applicazione della legge imprevedibili o condizioni di mercato.

L'operazione di Abu Dhabi rappresenta un investimento diretto nelle capacità di produzione di criptovalute, riflettendo un approccio strategico per costruire riserve sovrane.

Il mining modella la strategia delle criptovalute

La riserva di Bitcoin degli Emirati Arabi Uniti si differenzia da quelle detenute da altri governi, come gli Stati Uniti e il Regno Unito, le cui partecipazioni provengono in gran parte da sequestri da parte delle forze dell'ordine.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno invece generato le loro riserve tramite attività mineraria industriale.

Questo approccio basato sulla produzione consente agli enti sovrani di accumulare Bitcoin senza acquistarlo sui mercati aperti.

I risultati di Arkham evidenziano come i governi sovrani stiano partecipando sempre più all'infrastruttura delle criptovalute.