Il clima caldo minaccia la produzione di grano russa del 2025 nonostante le previsioni stabili

  • Le previsioni sulla produzione di grano in Russia per il 2025 rimangono invariate a 78,7 milioni di tonnellate metriche, afferma SovEcon.
  • Le temperature miti hanno ridotto la copertura nevosa, lasciando le coltivazioni di grano vulnerabili ai danni del gelo e alla morte invernale.
  • La formazione di croste di ghiaccio e le cattive condizioni delle colture all'inizio dell'inverno rappresentano ulteriori minacce alla produzione di grano.

La produzione di grano in Russia nel 2025 dovrebbe raggiungere i 78,7 milioni di tonnellate metriche.

Questa previsione, che rimane invariata rispetto alla precedente stima di SovEcon, rappresenta una diminuzione rispetto alle 82,4 milioni di tonnellate prodotte l'anno scorso.

L'aumento delle temperature comporta rischi

Il clima insolitamente caldo che sta attualmente interessando la Russia non ha ancora avuto un impatto negativo significativo sulle coltivazioni di grano, tuttavia, persiste un elevato rischio di potenziali danni.

Le temperature elevate potrebbero far sì che il grano cresca troppo rapidamente, rendendolo più suscettibile ai danni del gelo se tornasse il freddo.

Inoltre, il clima più caldo potrebbe favorire la proliferazione di parassiti e malattie, che potrebbero danneggiare ulteriormente il raccolto.

Sebbene la situazione attuale non sia ancora critica, è importante monitorarla attentamente ed essere pronti ad agire se necessario per proteggere il raccolto di grano.

Impatto sulla copertura nevosa

Il clima insolitamente caldo che si è verificato in Russia ha avuto un impatto significativo sulla copertura nevosa accumulatasi alla fine dell'anno scorso.

Nelle regioni centrali della Russia, questo clima caldo ha fatto sì che la copertura nevosa si assottigliasse notevolmente.

Nel frattempo, nelle regioni meridionali del Paese la neve è completamente scomparsa a causa delle temperature più elevate.

A differenza di queste regioni, la regione del Volga ha mantenuto un livello relativamente alto di copertura nevosa, nonostante il clima insolitamente caldo.

L'insolita crescita delle temperature del suolo nelle regioni centrali e meridionali ha innescato una vegetazione prematura nelle colture invernali.

Questa anomalia rappresenta una seria minaccia per la sopravvivenza delle colture.

Se durante questa fase vegetativa fuori stagione si verificano gelate o se non c'è abbastanza neve per isolare le colture, queste potrebbero essere colpite dal gelo invernale, con conseguente perdita significativa di raccolto, secondo SovEcon.

La mancanza di neve è particolarmente preoccupante, poiché lascia le colture vulnerabili alle dure condizioni invernali e alle estreme oscillazioni di temperatura.

Rischi derivanti dalla formazione di crosta

Andrey Sizov, direttore generale di SovEcon, ha affermato:

La formazione di una crosta di ghiaccio al Centro rappresenta un rischio significativo per la produttività agricola.

Questo fenomeno si verifica quando la neve sciolta si ricongela, creando uno strato duro di ghiaccio sul terreno.

Questa crosta di ghiaccio può avere effetti dannosi sulle colture invernali, ostacolandone la crescita e lo sviluppo e, in ultima analisi, causando notevoli perdite di resa.

Negli ultimi anni, la gravità e la frequenza della formazione della crosta di ghiaccio sono aumentate, causando notevoli difficoltà economiche agli agricoltori della regione interessata.

Il cambiamento climatico, con i suoi modelli meteorologici irregolari e le temperature fluttuanti, è probabilmente un fattore che contribuisce a questo problema in crescita.

Con l'alternarsi delle temperature, lo strato di neve si scioglie e si ricongela ripetutamente, aumentando la probabilità di formazione di una crosta di ghiaccio.

Questo numero evidenzia l'urgente necessità di strategie di adattamento nell'agricoltura per mitigare gli impatti del cambiamento climatico e proteggere la sicurezza alimentare.

Colture in cattive condizioni

Le stime di SovEcon, basate sui dati di Roshydromet (RHM), rivelano che circa il 37% dei raccolti era in cattive condizioni a novembre.

Si tratta della percentuale più alta registrata negli ultimi 20 anni e indica che le piante sono entrate nella stagione invernale in uno stato significativamente peggiore del solito.

Sizov ha aggiunto: