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Apertura dei mercati asiatici: il Nikkei guida il crollo delle borse asiatiche mentre i dazi di Trump alimentano le preoccupazioni per una guerra commerciale.

Apertura dei mercati asiatici: il Nikkei guida il crollo delle borse asiatiche mentre i dazi di Trump alimentano le preoccupazioni per una guerra commerciale.
Deepali Singh
11 apr 2025, 05:00 AM
  • I mercati dell'Asia-Pacifico crollano, con il Giappone in testa, a causa delle preoccupazioni per la guerra commerciale.
  • La pausa tariffaria di Donald Trump non riesce ad alleviare l'incertezza.
  • Il tasso tariffario cumulativo sulla Cina raggiunge il 145%.

I mercati dell'Asia-Pacifico sono crollati venerdì, con il Giappone che ha subito il peso maggiore delle vendite, mentre Wall Street ha registrato nuove perdite durante la notte.

Il rinnovato clima di avversione al rischio deriva dall'escalation delle tensioni commerciali tra le due maggiori economie mondiali, annullando il precedente ottimismo seguito a una breve tregua tariffaria.

L'indice S&P/ASX 200 australiano è sceso del 2,28%, riflettendo la portata generalizzata della recessione.

Tuttavia, il Giappone ha subito le perdite più significative, con il Nikkei 225 che ha registrato un calo del 5,46% e il Topix che ha perso il 5,05%, segnalando una profonda inquietudine tra gli investitori giapponesi.

Il Kospi sudcoreano è sceso dell'1,55%, mentre il Kosdaq, indice delle piccole capitalizzazioni, ha registrato un calo dello 0,11%, indicando un impatto più moderato sul mercato sudcoreano.

L'indice Hang Seng di Hong Kong è sceso dello 0,8%, mentre il CSI 300 cinese ha perso lo 0,13%, evidenziando l'effetto persistente dei dazi sulla Cina e sull'economia globale.

Inversione di rotta sui dazi: una pausa che non rassicura

Mercoledì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un sorprendente dietrofront sui dazi, sospendendo temporaneamente per 90 giorni le nuove tariffe reciproche sulle importazioni dalla maggior parte dei paesi.

"La proroga non allevia l'incertezza", hanno scritto gli analisti di ANZ in una nota, riassumendo il sentimento prevalente.

"C'è scetticismo sull'esito dei negoziati commerciali, e questo continuerà a pesare sugli investimenti e quindi sulle prospettive di crescita", hanno avvertito.

Pressione cumulativa: la Cina si trova ad affrontare un onere tariffario del 145%.

Ad aggravare le preoccupazioni, giovedì la Casa Bianca ha confermato alla CNBC che l'aliquota tariffaria cumulativa sulla Cina raggiungerà l'impressionante cifra del 145%, composta dal nuovo dazio del 125% sulle merci, oltre al dazio esistente del 20% legato alla crisi del fentanyl, evidenziando la significativa pressione economica che grava sulle imprese cinesi.

I future azionari statunitensi hanno registrato un leggero rialzo venerdì, mentre gli investitori cercavano di chiudere una settimana volatile caratterizzata da forti oscillazioni nei principali indici, suggerendo un certo grado di stabilità dopo un periodo turbolento.

I futures sull'S&P 500 sono aumentati dello 0,3%, mentre quelli sul Nasdaq 100 sono saliti di circa lo 0,1%. I futures legati al Dow Jones Industrial Average sono leggermente aumentati di 28 punti, ovvero di quasi lo 0,1%.

Wall Street arretra.

Nella notte negli Stati Uniti, i tre principali indici hanno chiuso in ribasso, restituendo parte dei guadagni del rally storico della sessione precedente, alimentato dall'annuncio del presidente Donald Trump di una tregua di 90 giorni su alcuni dei suoi dazi "reciproci".

L'S&P 500 ha perso il 3,46%, chiudendo a 5.268,05, mentre il Nasdaq Composite è sceso del 4,31%, terminando a 16.387,31.

Il Dow Jones Industrial Average è sceso di 1.014,79 punti, ovvero del 2,5%, chiudendo a 39.593,66, a dimostrazione del rapido cambiamento di sentiment.