L'indice PMI manifatturiero cinese sale a 50,8 a febbraio, con le fabbriche che riprendono a pieno regime dopo il Capodanno lunare.

L'indice PMI manifatturiero cinese sale a 50,8 a febbraio, con le fabbriche che riprendono a pieno regime dopo il Capodanno lunare.
Diya Poddar
03 mar 2025, 07:07 AM
  • Il dato ha superato le aspettative, con gli ordini di esportazione che hanno registrato la crescita più rapida dall'aprile 2023.
  • I dazi statunitensi sulle merci cinesi, che dovrebbero aumentare dal 4 marzo, potrebbero avere un impatto sul commercio futuro.
  • La domanda interna rimane debole, nonostante le aspettative di nuovi stimoli governativi.

Il settore manifatturiero cinese ha registrato una forte ripresa a febbraio, con l'indice PMI Caixin/S&P Global che è salito a 50,8, il livello più alto degli ultimi tre mesi.

L'aumento indica che l'attività manifatturiera sta accelerando con il ritorno dei lavoratori dopo le festività del Capodanno lunare, contribuendo a stimolare la produzione e la domanda di esportazioni.

L'indice PMI del settore privato, che si è mantenuto sopra la soglia dei 50 punti che separa l'espansione dalla contrazione, ha superato le aspettative del mercato di 50,3 e ha superato il dato di gennaio di 50,1.

Questo dato segue i dati ufficiali PMI pubblicati in precedenza, che mostrano che anche l'attività manifatturiera si è espansa al ritmo più veloce da novembre.

Sebbene gli ultimi dati indichino un aumento a breve termine della produzione industriale, i rischi esterni, come le nuove tariffe statunitensi e l'indebolimento della domanda interna, rappresentano una sfida per la ripresa economica più ampia della Cina.

Aumentano gli ordini di esportazione dalla Cina

L'espansione del settore manifatturiero è stata in gran parte trainata da un aumento dei nuovi ordini di esportazione, che sono cresciuti al ritmo più rapido dall'aprile 2023.

Secondo i dati dell'indagine, la crescente domanda dai mercati esteri ha svolto un ruolo fondamentale nel compensare la debolezza dei consumi interni.

Gli economisti suggeriscono che l'impennata degli ordini di esportazione potrebbe essere legata all'accelerazione delle importazioni da parte delle aziende statunitensi in previsione di un aumento dei dazi.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente annunciato un dazio aggiuntivo del 10% sulle merci cinesi, che entrerà in vigore il 4 marzo.

Questo fa seguito a un precedente dazio del 10% imposto il 4 febbraio, con Trump che ha anche minacciato di aumentare le tasse fino al 60% in caso di rielezione.

Le crescenti tensioni commerciali sollevano preoccupazioni sul settore manifatturiero cinese, che nel 2023 ha contribuito a circa un quarto del PIL del paese.

Nonostante l'impennata a breve termine degli ordini esteri, i produttori rimangono cauti sulla sostenibilità a lungo termine della domanda.

Alcuni analisti avvertono che, una volta che gli importatori statunitensi avranno terminato di accumulare scorte per evitare i dazi, lo slancio delle esportazioni potrebbe rallentare, aggravando ulteriormente la situazione economica della Cina.

La domanda interna cinese rallenta.

Sebbene il settore manifatturiero cinese abbia beneficiato di una ripresa post-festiva, la domanda interna è rimasta sotto pressione.

L'indice PMI manifatturiero ufficiale, pubblicato dall'Ufficio Nazionale di Statistica, è salito a 50,2 a febbraio, rispetto ai 49,1 di gennaio, rafforzando i segnali di ripresa.

L'indice PMI non manifatturiero, che comprende i servizi e le costruzioni, ha mostrato un aumento marginale, passando da 50,2 di gennaio a 50,4, evidenziando la lentezza della spesa dei consumatori e la debole fiducia delle imprese.

Gli economisti ora guardano alle prossime riunioni del Congresso Nazionale del Popolo (NPC) a Pechino per ulteriori indicazioni politiche.

Il governo cinese dovrebbe annunciare gli obiettivi economici per il 2025, insieme a nuove misure di stimolo per sostenere i consumi e gli investimenti interni.

Permangono le preoccupazioni sulla sufficienza delle spese fiscali previste per contrastare il rallentamento della crescita e le persistenti pressioni deflazionistiche.

In Cina aumentano i costi e diminuiscono i posti di lavoro.

Sebbene la produzione industriale sia aumentata a febbraio, l'aumento dei costi di produzione e la diminuzione dei prezzi dei prodotti continuano a comprimere i margini di profitto.

I dati del sondaggio hanno evidenziato un aumento dei costi delle materie prime, come il rame e alcuni prodotti chimici.

Contemporaneamente, i produttori di beni di consumo e di investimento hanno segnalato cali più accentuati dei prezzi di vendita, a riflesso della debole domanda interna.

Anche l'occupazione nel settore manifatturiero ha subito un duro colpo, con tagli di posti di lavoro che hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi cinque anni. Molte aziende hanno privilegiato la riduzione dei costi per mantenere la redditività, con il segmento dei beni di consumo che ha registrato le riduzioni di personale più significative.

Questo suggerisce che, sebbene i dati PMI di febbraio indichino una ripresa a breve termine della produzione, le debolezze strutturali dell'occupazione e della spesa interna rimangono sfide fondamentali.

Con la domanda globale di beni cinesi fluttuante e le tensioni commerciali in aumento, i responsabili politici si trovano ad affrontare una crescente pressione per annunciare misure di stimolo più incisive alla prossima riunione dell'Assemblea Nazionale del Popolo.

Le prospettive per il settore manifatturiero cinese nel 2024 dipenderanno dalla capacità di questi interventi politici di sostenere la crescita in un contesto di incertezze economiche esterne e interne.