Invezz

Apertura dei mercati asiatici: le azioni salgono mentre Trump allenta la minaccia di licenziamento del presidente della Fed e aumentano le speranze sul commercio.

Apertura dei mercati asiatici: le azioni salgono mentre Trump allenta la minaccia di licenziamento del presidente della Fed e aumentano le speranze sul commercio.
Deepali Singh
23 apr 2025, 06:49 AM
  • Mercoledì le borse asiatiche hanno registrato un rialzo generalizzato dopo che Trump ha dichiarato di non voler licenziare il presidente della Fed Powell.
  • Il Nikkei giapponese (+1,7%), l'ASX australiano (+1,6%) e l'Hang Seng di Hong Kong (+1,7%) hanno guidato i guadagni regionali.
  • L'ottimismo è stato ulteriormente rafforzato dalle aspettative del Segretario al Tesoro Bessent di una "de-escalation" nella guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.

Mercoledì un'ondata di sollievo ha travolto i mercati finanziari asiatici, spingendo al rialzo la maggior parte dei principali indici azionari. Gli investitori hanno reagito positivamente alle indicazioni che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non avrebbe licenziato il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, unite a commenti ottimistici sulla disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina.

La diminuzione delle paure alimenta l'entusiasmo del mercato.

Dopo giorni di crescente ansia, i mercati hanno trovato conforto nella dichiarazione diretta del presidente Trump ai giornalisti di martedì, in cui ha dichiarato: "Non ho intenzione di licenziarlo", riferendosi a Powell.

Trump aveva precedentemente suggerito la possibilità di un passo senza precedenti, ovvero la rimozione del presidente della Fed, dopo la pausa della banca centrale sui ulteriori tagli dei tassi di interesse, scuotendo gli investitori preoccupati per l'indipendenza della Fed.

A contribuire al miglioramento del clima sono state le dichiarazioni del Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent.

In un discorso di martedì, Bessent ha definito insostenibile l'attuale confronto tariffario con la Cina e ha dichiarato di prevedere una "de-escalation" della guerra commerciale, offrendo un barlume di speranza per una risoluzione del conflitto prolungato che ha pesato notevolmente sulle prospettive di crescita globale.

Il potente rimbalzo di Wall Street detta il tono.

Questo cambiamento di tono è seguito a un drastico ribaltamento di situazione a Wall Street il giorno precedente.

Martedì le azioni statunitensi hanno registrato un forte e diffuso rialzo, invertendo decisamente le forti perdite di inizio settimana.

L'S&P 500 è salito di un robusto 2,5%, mentre il Dow Jones Industrial Average ha registrato un'impennata di 1.016 punti, ovvero del 2,7%.

Anche il Nasdaq Composite ha registrato un forte rialzo del 2,7%.

Il rialzo è stato notevolmente ampio, con segnalazioni che indicano che il 99% dei titoli dell'indice S&P 500 ha registrato un aumento, segnalando un forte ritorno della fiducia sul mercato, almeno temporaneamente.

Anche una serie di risultati di bilancio superiori alle aspettative da parte di grandi aziende statunitensi ha contribuito allo slancio positivo.

L'Asia prende la corrente ascensionale.

Questo sentimento rialzista si è protratto anche nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì.

L'indice Nikkei 225 del Giappone ha guidato i rialzi, balzando dell'1,7% a 34.797,22 nelle contrattazioni mattutine.

L'indice australiano S&P/ASX 200 è salito dell'1,6% a 7.943,00 punti, mentre il Kospi sudcoreano ha guadagnato l'1,2% a 2.515,19 punti.

A Hong Kong, l'indice Hang Seng è salito dell'1,7%, raggiungendo quota 21.927,92.

L'indice Shanghai Composite della Cina continentale ha rappresentato un'eccezione, rimanendo pressoché invariato, con un calo inferiore allo 0,1% a 3.298,33.

Si prevede che la volatilità persisterà a causa dell'incertezza.

Nonostante l'ottimismo della giornata, gli strateghi di mercato mettono in guardia contro l'assunzione di un percorso agevole in avanti.

Molti prevedono una continua volatilità del mercato, caratterizzata da forti oscillazioni al rialzo e al ribasso, poiché il sentiment degli investitori fluttua in base agli sviluppi dei negoziati commerciali.

L'opinione prevalente a Wall Street è che, a meno che il presidente Trump non raggiunga accordi con i partner commerciali per ridurre relativamente rapidamente le tariffe della sua amministrazione, il rischio che l'economia statunitense scivoli in recessione rimane significativo.

A sottolineare queste difficoltà economiche globali, martedì il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha ulteriormente rivisto al ribasso le sue previsioni di crescita globale per quest'anno, portandole al 2,8%, rispetto alla precedente stima del 3,3%.

Notizie aziendali: I problemi di Tesla continuano

In una notizia specifica per l'azienda che ha offerto un contrasto con il più ampio rally di mercato, Tesla ha riportato un significativo calo dei profitti trimestrali dopo la chiusura del mercato statunitense di martedì, rimanendo ben al di sotto delle stime degli analisti (409 milioni di dollari contro 1,39 miliardi di dollari dell'anno precedente).

I risultati del produttore di veicoli elettrici sono stati negativamente influenzati da diversi problemi, tra cui atti vandalici e reazioni negative dei consumatori legate alla controversa supervisione da parte del CEO Elon Musk delle misure di riduzione dei costi per il governo statunitense.

Musk ha annunciato di voler dedicare meno tempo agli affari di Washington e di volersi concentrare maggiormente sulla gestione di Tesla.

Altri movimenti di mercato

Sul mercato obbligazionario, i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi a lungo termine sono leggermente diminuiti dopo la recente, preoccupante impennata.

Il rendimento del titolo di Stato decennale di riferimento è sceso al 4,39% dal 4,42% di lunedì sera.

I prezzi del petrolio hanno registrato un aumento, con il greggio statunitense di riferimento che ha guadagnato 1,23 dollari, raggiungendo i 64,31 dollari al barile, e il Brent che è salito di 44 centesimi, arrivando a 67,88 dollari.

Sui mercati valutari, il dollaro statunitense si è indebolito rispetto allo yen giapponese, scambiando a 141,85 yen contro i 142,37 yen precedenti.

L'euro si è leggermente rafforzato rispetto al dollaro, attestandosi a 1,1397 dollari, in rialzo rispetto a 1,1379 dollari.