Brent vicino a $108 dopo attacco al gasdotto saudita: $120 torna possibile

Brent vicino a $108 dopo attacco al gasdotto saudita: $120 torna possibile
Devesh Kumar
14 set 2026, 06:58 AM

offerto da

Invezz
Brent (buy)

Acquistare esposizione sul Brent tramite posizioni long sui futures Brent (o un ETF sul Brent come BNO). L'articolo segnala un vero e prossimo collo di bottiglia dell'offerta: l'oleodotto East–West dell'Arabia Saudita è chiuso, le scorte di Yanbu coprono solo ~5–7 giorni se le riparazioni si prolungano, e Hormuz rimane vincolato. Con il mercato già vicino a $108, la probabilità di una rapida corsa verso $120 aumenta se le interruzioni si estendono o le riparazioni rallentano.

Rischio chiave: L'Arabia Saudita riavvia rapidamente il gasdotto (entro pochi giorni) e migliorano gli accordi di navigazione nella regione, facendo crollare il premio per il rischio.

Greggio USA (sell)

Vendere il WTI rispetto al Brent: aprire posizioni corte sui futures WTI (o assumere esposizione short tramite un ETF WTI come USO) rispetto al Brent. Il vincolo Mar Rosso/Yanbu è un colpo diretto più forte ai flussi marittimi globali che tendono a sostenere il Brent più del WTI, e l'articolo sottolinea la matematica delle esportazioni da Hormuz al Mar Rosso. Prevedere un allargamento del premio Brent se la via di bypass rimane offline.

Rischio chiave: Il WTI recupera terreno perché l'offerta/domanda USA si restringe o lo spread torna alla media a causa di movimenti più ampi del greggio non legati alla logistica mediorientale.

  • Brent vicino a $108 mentre l'interruzione del gasdotto saudita aumenta i timori sull'offerta globale.
  • Il WTI supera $102 mentre i rischi legati a Hormuz e al Mar Rosso comprimono i flussi petroliferi mediorientali.
  • Goldman afferma che il Brent potrebbe raggiungere $120 se le interruzioni nella navigazione peggiorano rapidamente.

I prezzi del petrolio sono balzati lunedì dopo che attacchi con droni hanno costretto l'Arabia Saudita a chiudere il suo oleodotto East–West, eliminando una via di bypass cruciale proprio mentre i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz restano fortemente limitati.

Il Brent è salito di circa il 2,9% a $107,66 al barile, mentre il West Texas Intermediate ha guadagnato circa il 2,4%, a $102,48.

La mossa ha riportato entrambi i parametri verso i massimi della scorsa settimana e ha riacceso i timori che il Brent possa salire verso $120 se le interruzioni si estendono da Hormuz alle rotte di esportazione alternative.

La via di bypass saudita è ora parte del problema

L'oleodotto East–West si estende per circa 1.200 chilometri dalla parte orientale dell'Arabia Saudita al porto sul Mar Rosso di Yanbu ed è diventato molto più importante da quando il conflitto USA‑Iran ha limitato la navigazione attraverso Hormuz.

L'Arabia Saudita afferma che il sistema può pompare circa 7 milioni di barili al giorno a piena capacità.

Prima dell'ultima chiusura, i flussi effettivi si avvicinavano a 4 milioni di barili al giorno, equivalenti a circa il 4% dell'offerta globale.

Le scorte di Yanbu potrebbero sostenere le esportazioni solo da cinque a sette giorni se le riparazioni dovessero richiedere più tempo del previsto.

Questo cambia i calcoli di mercato. Fino ad ora, gli oleodotti in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti erano uno dei principali argomenti a favore dell'idea che una chiusura parziale di Hormuz non significasse automaticamente una crisi dell'offerta globale.

Il danneggiamento di una di quelle rotte elimina parte di quella valvola di sicurezza.

$120 non è più uno scenario di stress remoto

Goldman Sachs ha già delineato uno scenario in cui il Brent potrebbe salire oltre $120 se gli attacchi contro la navigazione in Medio Oriente si intensificassero e la produzione del Golfo rimanesse significativamente al di sotto dei livelli prebellici.

Daan Struyven, co‑responsabile della ricerca sulle materie prime globali di Goldman, ha detto a Bloomberg che l'aggravarsi delle interruzioni nei trasporti marittimi è diventato un rischio sostanzialmente maggiore.

La banca ha recentemente aumentato la sua previsione sul Brent a fine anno, avvertendo tuttavia che uno shock d'offerta prolungato potrebbe spingere i prezzi ben oltre il suo caso base.

HSBC è giunta a una conclusione simile. Gli analisti guidati da Kim Fustier hanno aumentato la previsione del gruppo per il Brent 2026 a $90 da $80 e vedono uno scenario in cui interruzioni persistenti potrebbero portare il greggio verso $120.

La differenza ora è che lo scenario di stress viene testato mentre il Brent è già vicino a $108 anziché a $90.

La diplomazia non riesce a eliminare il premio per il rischio

Lo shock d'offerta sta diventando anche più difficile da compensare politicamente.

Un incontro previsto in Oman tra Iran e gli Stati del Golfo per discutere accordi temporanei sulla navigazione attraverso Hormuz è stato posticipato dopo che i governi regionali non sono riusciti a raggiungere un consenso.

Secondo rapporti locali, l'Arabia Saudita aveva riserve sulla proposta, mentre il Bahrein ha rifiutato di partecipare.

Ciò lascia sotto pressione due importanti rotte di esportazione contemporaneamente: Hormuz nel Golfo Persico e il corridoio del Mar Rosso collegato a Yanbu e Bab el‑Mandeb.

Il prezzo del petrolio potrebbe comunque scendere rapidamente se l'oleodotto saudita dovesse essere riavviato entro pochi giorni o se la diplomazia producesse un accordo operativo per la navigazione.

Ma fino a quando una di queste cose non accadrà, i trader avranno meno motivi per eliminare il premio geopolitico.