Tagli dei tassi BCE: basterà per rilanciare la crescita nell'Eurozona?

  • La BCE ha tagliato i tassi al 3%, con l'inflazione che si avvicina al target del 2% ma le previsioni di crescita per il 2025 sono scese all'1,1%.
  • Christine Lagarde ha criticato Francia e Germania per l'instabilità politica che sta minando gli sforzi di ripresa.
  • Le tariffe statunitensi e le debolezze delle principali economie aumentano la pressione, anche se nazioni come la Spagna offrono qualche speranza.

La Banca Centrale Europea (BCE) ha tagliato per la quarta volta quest'anno il tasso sui depositi, portandolo al 3%.

Dopo aver raggiunto un picco record del 4% a giugno, sembra che la BCE sia finalmente vicina a raggiungere il suo obiettivo di combattere l'inflazione nell'Eurozona, che ora è vicina al suo obiettivo del 2%.

Tuttavia, con le previsioni di crescita che continuano a ridursi e le crescenti incertezze politiche in Francia e Germania, la presidente della BCE Christine Lagarde ha rivolto la sua attenzione a questioni sistemiche più ampie, chiedendosi se i problemi dell'eurozona siano autoinflitti.

Sono stati affrontati anche rischi aggiuntivi, principalmente a causa della seconda presidenza di Donald Trump e di come ciò potrebbe influire sull'Europa.

Cosa dicono i numeri?

Le ultime previsioni della BCE stimano una crescita dell'Eurozona pari solo all'1,1% nel 2025, in calo rispetto alla precedente stima dell'1,3%.

Anche le previsioni per il 2026 sono state riviste al ribasso, al 1,4%. I sondaggi mostrano una rallentamento dell'attività nel trimestre in corso, con le aziende esitanti a investire e i consumatori riluttanti a spendere.

L'inflazione ha registrato una media del 2,3% a novembre, in aumento rispetto ai mesi precedenti a causa dell'aumento dei prezzi dell'energia.

Nonostante ciò, i responsabili delle politiche sostengono che l'inflazione è sulla buona strada per raggiungere il suo obiettivo, il che potrebbe lasciare più spazio per un allentamento.

I mercati prevedono che la BCE continuerà a tagliare i tassi fino a metà del 2025, potenzialmente abbassando il tasso sui depositi al 2%.

La BCE non è l'unica a ridurre i tassi.

La Banca nazionale svizzera (BNS) ha sorpreso i mercati con un taglio di mezzo punto, portando il tasso di interesse al 0,5%, in risposta alle pressioni valutarie.

Nel frattempo, anche la Federal Reserve statunitense e altre banche centrali hanno adottato posizioni accomodanti, a testimonianza del rallentamento dell'inflazione globale.

In una recente conferenza stampa, Lagarde ha lanciato una critica diretta alle maggiori economie del blocco, accusandole di aver creato "incertezze autoinflitte".

La Germania è vicina alle elezioni federali dopo il crollo del governo di coalizione, mentre l'incapacità della Francia di approvare un bilancio indica una crescente frammentazione politica.

Lagarde ha avvertito che tale instabilità mina la ripresa economica, definendo la mancanza di chiare politiche fiscali una "complicazione" per la pianificazione della BCE.

Questa disfunzione è particolarmente dannosa, alla luce del contesto economico attuale.

Lagarde ha riconosciuto che l'economia della zona euro sta "perdendo slancio", con le previsioni di crescita per il 2025 riviste al ribasso all'1,1%, rispetto all'1,3% di soli tre mesi fa.

Il settore manifatturiero, in particolare in Germania, è vulnerabile a una potenziale guerra commerciale.

Ciò si aggiunge alle pressioni esistenti sulla base industriale europea, che sta già lottando contro la concorrenza globale e l'aumento dei costi.

Sebbene siano previsti tagli di un quarto di punto a gennaio e marzo, un taglio più consistente di mezzo punto rimane un'opzione se le condizioni peggiorano ulteriormente.

Punti luminosi in un paesaggio nuvoloso

Non tutto è negativo per l'Europa. Alcune nazioni dell'eurozona stanno ottenendo risultati migliori.

La Spagna, ad esempio, potrebbe rivaleggiare con gli Stati Uniti come una delle economie avanzate in più rapida crescita, grazie al boom del turismo, a un solido mercato del lavoro e a iniziative di investimento green.

Allo stesso modo, ex Paesi colpiti da crisi come Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, un tempo soprannominati "PIGS", sono ora tra i Paesi più resilienti della regione.

Queste nazioni evidenziano il potenziale delle riforme e degli investimenti mirati per stimolare la crescita, anche in un contesto difficile.

Tuttavia, il loro successo contrasta nettamente con la situazione più ampia dell'eurozona, dove persistono inerzia politica e debolezze strutturali.

Cosa deve cambiare?

La scarsa performance dell'Europa rispetto agli Stati Uniti è forse indicativa di problemi più profondi.

L'ex presidente della BCE Mario Draghi ha chiesto urgenti riforme per affrontare queste sfide, definendo la situazione una "sfida esistenziale" per l'UE.

Ciò di cui l'Europa ha bisogno ora è un aumento degli investimenti e una politica industriale più competitiva.

Inoltre, manca la volontà politica.

Senza politiche fiscali coordinate e un impegno alla riforma, il peso ricade in modo sproporzionato sulle banche centrali per sostenere l'economia.

La stessa Lagarde ha avvertito che la BCE non può fare tutto e ha esortato i governi a intervenire.

Considerazioni finali

La zona euro dovrà affrontare decisioni cruciali nei prossimi mesi.

Gli abbassamenti dei tassi possono comprare tempo, ma non possono risolvere i più profondi problemi strutturali e politici della regione.

Con le potenziali tariffe degli Stati Uniti e le crescenti tensioni interne in Germania e Francia, l'Europa si trova in un momento difficile.

La capacità di far fronte alla situazione dipenderà non solo dagli interventi delle banche centrali, ma anche dal coraggio politico di attuare riforme significative.

Senza un'azione di questo tipo, la regione rischia di rimanere sempre più indietro in un'economia globale sempre più competitiva.