Restano o se ne vanno? Le aziende occidentali in Russia si interrogano sui prossimi passi da compiere sotto l'amministrazione Trump
- Le condizioni più severe di uscita imposte dalla Russia comportano costi elevati per le aziende occidentali che desiderano andarsene.
- Il ritorno di Trump crea sia opportunità che incertezze per le imprese russe.
- Il sequestro di beni e l'allentamento delle sanzioni rimangono fattori fondamentali che influenzano le decisioni aziendali.
Mentre Donald Trump si prepara a giurare come presidente degli Stati Uniti, la sua imminente leadership ha creato un nuovo dilemma per le aziende occidentali che operano ancora in Russia, costringendole a rivalutare l'impatto che le sue politiche potrebbero avere sui loro interessi commerciali.
Un rapporto di Reuters, basato su discussioni con avvocati, banchieri, consulenti e dirigenti aziendali coinvolti in numerose uscite di aziende occidentali dalla Russia, rivela che le aziende che continuano a operare nel Paese stanno monitorando attentamente le potenziali azioni di Trump e adattando di conseguenza le proprie strategie.
Dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022, oltre mille aziende multinazionali si sono trovate di fronte alla difficile decisione di restare o andarsene.
Molti, tra cui marchi noti come Renault, McDonald's e Heineken, hanno scelto di uscire, subendo perdite sostanziali attraverso svalutazioni e vendite di asset scontate dettate dalle autorità russe.
Tuttavia, diverse aziende hanno scelto di restare.
I produttori di beni di consumo come PepsiCo, Procter & Gamble e Mondelez difendono la loro presenza in Russia citando l'importanza umanitaria dei loro prodotti, mentre le istituzioni finanziarie come Raiffeisen Bank International e UniCredit sono limitate dai profitti intrappolati nel Paese e dalla complessa procedura di approvazione richiesta per l'uscita.
Il costo per lasciare la Russia è aumentato notevolmente da ottobre, quando Mosca ha introdotto termini di uscita più severi.
Le aziende sono ora tenute a vendere i propri beni con uno sconto minimo del 60% e a versare al bilancio russo il 35% del valore dell'operazione, una tassa definita dagli ufficiali statunitensi "exit tax".
Questa politica ha comportato un notevole onere finanziario per le multinazionali che desiderano tagliare i legami con la Russia.
Il ritorno di Trump: un potenziale punto di svolta?
Con l'insediamento di Trump, molte aziende stanno rivedendo i loro piani per la Russia.
Le promesse dell'amministrazione di negoziare la fine del conflitto in Ucraina, anche se improbabile che vengano realizzate rapidamente, hanno creato un nuovo livello di complessità geopolitica.
"La vittoria elettorale di Trump aggiunge un altro livello di incertezza per le multinazionali con attività in Russia", ha affermato Ian Massey, responsabile dell'intelligence aziendale per la regione EMEA presso la società di consulenza sui rischi globali S-RM.
Gli avvocati e i consulenti finanziari che lavorano con le aziende in Russia osservano che il ritorno di Trump potrebbe fornire una copertura politica alle aziende che decidono di restare, mentre altre potrebbero attendere un potenziale sollievo dalle sanzioni che potrebbe rendere più facili le uscite.
Alan Kartashkin, socio di Debevoise and Plimpton, ha suggerito che anche un limitato sollievo dalle sanzioni potrebbe sbloccare gli asset di proprietà straniera bloccati in Russia, dando il via a un'altra ondata di disinvestimenti.
"Potremmo vedere una riduzione delle sanzioni se la nuova amministrazione riuscirà a negoziare una soluzione al conflitto in Ucraina", ha affermato.
Il costo di lasciare la Russia
Per le aziende che intendono lasciare la Russia, il percorso è diventato notevolmente più arduo.
Mosca ha implementato rigide regole per la vendita di beni, richiedendo valutazioni da parte di periti approvati dal governo e aste tra acquirenti locali.
Gli accordi di valore elevato, superiori ai 50 miliardi di rubli (488 milioni di dollari), devono essere approvati personalmente dal presidente Vladimir Putin, e gli acquirenti devono dimostrare in che modo l'acquisto gioverà all'economia russa.
"La possibilità di vendere un'importante attività alle condizioni minime accettate è notevolmente limitata", ha affermato un avvocato russo coinvolto nelle uscite aziendali.
Secondo gli esperti, questi ostacoli hanno ridotto drasticamente il numero di transazioni, ora inferiore al 20% del picco di metà 2023.
Le difficoltà di finanziamento aggravano il problema. Con tassi di interesse al 21%, il costo del prestito è proibitivo per molti potenziali acquirenti, riducendo ulteriormente il numero di offerenti idonei.
I rischi di restare in Russia
Per le aziende che scelgono di restare, i rischi sono notevoli.
Mosca ha posto sotto controllo temporaneo dello Stato più di una dozzina di beni di proprietà straniera, una mossa ampiamente vista come una tattica di negoziazione per abbassare i prezzi per gli acquirenti locali.
Carlsberg ne ha fatto amara esperienza quando, nel luglio 2023, la sua quota in Baltika Breweries è stata sequestrata, compromettendo una vendita quasi conclusa.
Alla fine, a dicembre, il birrificio danese ha ottenuto un accordo da 34 miliardi di rubli (413 milioni di dollari), ma non senza notevoli ritardi e incertezze.
La Unilever è riuscita a disinvestire le sue attività russe, tra cui quattro fabbriche, poco prima che a ottobre entrassero in vigore norme più severe.
L'accordo, del valore di circa 500 milioni di euro, rappresenta un raro caso di successo per una multinazionale che ha saputo destreggiarsi nel regime di uscita rafforzato dalla Russia.
L'effetto jolly di Trump
Il ritorno di Trump alla Casa Bianca presenta sia rischi che opportunità per le aziende occidentali.
Da un lato, la sua amministrazione potrebbe facilitare l'allentamento delle sanzioni, creando potenzialmente una finestra per uscite più agevoli.
D'altro canto, il suo approccio imprevedibile alle relazioni internazionali potrebbe portare a nuove complicazioni.
"Trump è una carta jolly", ha affermato un professionista dei servizi finanziari esperto dell'ambiente imprenditoriale russo.
"Non sai mai cosa farà", ha detto.
Per ora, molte multinazionali stanno adottando un approccio di attesa e osservazione, valutando i costi dell'uscita rispetto ai rischi di rimanere in un mercato sempre più volatile.
I prossimi mesi probabilmente determineranno se la presidenza Trump modificherà l'equilibrio a loro favore o aggiungerà nuovi strati di incertezza a una decisione già carica di tensione.
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