Azioni da comprare ora mentre il contatto iraniano ridisegna il mercato

Azioni da comprare ora mentre il contatto iraniano ridisegna il mercato
Harsh Vardhan
04 mar 2026, 12:59 PM

Notizie secondo cui la nuova dirigenza iraniana ha contattato discretamente Washington per possibili colloqui hanno suscitato un cauto ottimismo sui mercati, spostando il sentiment dall'aperta paura a una visione più equilibrata dei rischi di guerra.

I futures sul Dow Jones sono saliti di una frazione rispetto al fair value, mentre i futures sull'S&P 500 hanno guadagnato lo 0,15% e quelli sul Nasdaq 100 lo 0,25%.

Il modesto rimbalzo è arrivato dopo forti perdite registrate durante la notte, scaturite da un rapporto del New York Times che rivelava come il Ministero dell'Intelligence iraniano avesse contattato indirettamente la CIA solo un giorno dopo l'inizio degli attacchi USA–israeliani, avanzando la proposta di discutere i termini.

Finora Washington non ha risposto seriamente, ma i trader si sono aggrappati alla notizia come a un possibile barlume di speranza per negoziati a breve termine che potrebbero smorzare i combattimenti.

Per gli investitori, questa combinazione di un cauto allentamento delle tensioni e attacchi in corso sta ridefinendo dove investire.

Il premio da guerra su petrolio, difesa e oro resta presente, ma alcuni strateghi vedono ora spazio per spostarsi da un posizionamento incentrato sui beni rifugio verso una strategia a bilanciere fatta di asset ciclici e difensivi, nel caso in cui le trattative limitassero il conflitto.

La reazione iniziale di Wall Street agli attacchi è stata l'acquisto di titoli energetici, del settore difesa e di Treasuries, riducendo al contempo le azioni più ampie, ma le ricerche cominciano a distinguere tra vincitori tattici a breve termine e nomi che potrebbero reggere se i colloqui prendessero piede.

Energia: resta centrale

Il petrolio resta al centro di qualsiasi strategia bellica USA–Iran. Lo Stretto di Hormuz gestisce circa un quarto del greggio trasportato via mare a livello globale, e le spedizioni sono già state interrotte mentre le petroliere deviavano rotta o si fermavano.

Gli analisti affermano che il Brent potrebbe testare livelli più alti se i flussi restassero limitati, ma segnalano anche che una pista diplomatica credibile potrebbe comprimere rapidamente il premio per il rischio.

I grandi produttori diversificati e i nomi ad alto rendimento continuano a figurare nelle liste di titoli legate al conflitto con l'Iran.

Gli esperti suggeriscono Chevron ed Exxon Mobil, sostenendo che il loro flusso di cassa libero e i modelli integrati li rendono resilienti in diversi scenari, anche se i prezzi dovessero ritirarsi dai picchi indotti dalla guerra.

Anche il chief investment office di UBS mantiene l'energia tra i settori preferiti finché i rischi del conflitto mantengono il petrolio strutturalmente più scarso rispetto alle aspettative pre‑belliche.

Con l'emergere di voci su negoziati, l'enfasi nel settore energetico si sposta leggermente dal puro impulso di prezzo verso la solidità del bilancio, la copertura dei dividendi e asset che restano preziosi anche se il greggio si stabilizzasse.

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Difesa: da picchi legati all'evento a trade sulla durata

I contractor della difesa sono stati tra i primi beneficiari all'inizio degli attacchi, con l'iShares US Aerospace & Defense ETF in forte rialzo sulle aspettative di una maggiore domanda di missili, difesa aerea e sorveglianza.

Nomi come RTX e altri prime contractor con esposizione a Patriot e radar vengono ripetutamente citati come beneficiari diretti delle minacce missilistiche e di droni iraniani.

Allo stesso tempo, almeno una nota tattica sugli attacchi all'Iran avverte che i titoli della difesa sono altamente sensibili al segnale politico sulla durata dell'operazione.

Se i leader USA e israeliani inquadrassero la campagna come limitata e dessero segnali di apertura ai colloqui, il premio per il timore in questi titoli potrebbe svanire rapidamente; se invece dessero segnali di obiettivi più ampi e a lungo termine, il rialzo potrebbe persistere.

Con l'Iran ora in contatto per negoziare, pur con i combattimenti in corso, quel rapporto rischio‑rendimento appare più bilanciato.

Gli analisti suggeriscono di concentrarsi su contractor con un consistente portafoglio ordini ed esposizione a programmi di ciclo più lungo piuttosto che inseguire semplici picchi a breve termine legati agli headline.

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Oro e beni rifugio: assicurazione, non un investimento totale

Il rally dell'oro oltre i precedenti record e il calo dei rendimenti dei Treasury USA riflettono quanto aggressivamente gli investitori abbiano inizialmente cercato riparo.

Gli analisti osservano che lo scontro USA‑Iran è stato un nuovo catalizzatore per il bullion, già in una tendenza strutturale al rialzo, e che un'ulteriore escalation intorno a Hormuz potrebbe estendere il movimento.

Ma alcuni strateghi avvertono ora che, se i colloqui tra Washington e Teheran dovessero prendere piede e il conflitto si rivelasse più breve e contenuto del temuto, "vendere petrolio e oro sui rialzi" potrebbe diventare attraente, soprattutto considerando la rapidità con cui entrambi si sono mossi in seguito allo shock iniziale.

Questa visione suggerisce di considerare l'oro, il dollaro e i titoli high‑grade come assicurazione di portafoglio piuttosto che come motori principali di rendimento in questa fase, soprattutto perché i fondamentali USA e la politica della Fed ancorano ancora i tassi a medio termine.

Azioni di qualità e reddito: posizionarsi per entrambe le ipotesi

Tra le case di investimento, il filo comune è evitare scommesse binarie tra una pace completa o un'escalation incontrollata.

Il sondaggio di Reuters tra gli strateghi evidenzia energia, difesa e oro come vincitori nel breve termine, ma indica anche società di qualità, ricche di cassa e con potere di determinare i prezzi come rifugi relativi se un aumento temporaneo del petrolio riaccendesse le preoccupazioni inflazionistiche.

UBS sottolinea analogamente la diversificazione, raccomandando agli investitori di affiancare sovrappesi settoriali in energia e in alcuni industriali selezionati con titoli difensivi a reddito e una certa esposizione ai beni rifugio.

Se i negoziati dovessero fallire e il conflitto allargarsi, quelle operazioni di tipo bellico probabilmente rimarrebbero favorite.

Se i colloqui Iran‑USA avanzassero e i combattimenti si attenuassero più rapidamente del previsto, le posizioni orientate alla solidità di bilancio e alla crescita strutturale piuttosto che a trade puramente dettati dalla paura dovrebbero essere meglio posizionate per mantenere il loro valore.

Con entrambe le strade ancora aperte, le migliori 'azioni da comprare in questo momento' riguardano meno un tema perfetto e più la costruzione di un mix in grado di assorbire qualunque versione di questo conflitto si concretizzi.