La banca centrale cinese taglierà presto i tassi? Segnali contrastanti alimentano la confusione.

La banca centrale cinese taglierà presto i tassi? Segnali contrastanti alimentano la confusione.
Diya Poddar
24 feb 2025, 07:41 AM
  • La banca centrale cinese non ha tagliato i tassi di interesse da quasi sei mesi, nonostante i segnali a favore di misure di stimolo.
  • Le principali banche globali hanno posticipato le loro aspettative di taglio dei tassi al secondo trimestre del 2025.
  • Le politiche della Federal Reserve e la forza del dollaro statunitense stanno influenzando le decisioni monetarie della Cina.

La politica monetaria cinese sta inviando segnali contrastanti, lasciando investitori ed economisti incerti sulla possibilità di un imminente taglio dei tassi di interesse da parte della Banca Popolare Cinese (PBOC).

Nonostante un atteggiamento più accomodante che suggerisce un sostegno all'economia in difficoltà, la banca centrale si è astenuta dall'intraprendere azioni decisive, con l'ultimo taglio dei tassi di interesse risalente a quasi sei mesi fa.

La PBOC aveva accennato alla possibilità di ridurre il coefficiente di riserva obbligatoria (RRR) per le banche, una mossa che inietterebbe maggiore liquidità nel sistema, ma non ha ancora dato seguito a tale intenzione.

Nel frattempo, un programma sperimentale di acquisto di titoli di Stato è stato bruscamente interrotto, limitando la liquidità interbancaria.

Queste azioni, o la loro mancanza, suggeriscono che l'allentamento monetario potrebbe non essere così imminente come previsto in precedenza.

Le aspettative del mercato per i tagli dei tassi di interesse si sono ora spostate ulteriormente nel 2025.

Le principali istituzioni finanziarie globali, tra cui Citigroup, Nomura e Standard Chartered, hanno rivisto le loro previsioni, prevedendo riduzioni dei tassi nel secondo trimestre anziché nel primo.

Anche Goldman Sachs ha rivisto le proprie previsioni, anticipando un ritardo nella riduzione dei requisiti di riserva delle banche.

Stabilità dello yuan rispetto all'allentamento monetario

Un fattore chiave che sembra influenzare l'esitazione della PBOC è l'agenda più ampia di Pechino per stabilizzare lo yuan.

Il presidente cinese Xi Jinping ha fatto del rafforzamento della valuta un pilastro centrale della sua strategia economica, con l'obiettivo di accrescerne l'influenza globale.

Questa attenzione ha portato a una certa riluttanza nell'introdurre misure di stimolo che potrebbero indebolire ulteriormente lo yuan.

Le preoccupazioni per una rinnovata guerra commerciale con gli Stati Uniti hanno inoltre complicato le decisioni politiche della PBOC.

Gli analisti di TS Lombard hanno suggerito che la politica dei tassi di interesse è tenuta "in ostaggio dai dazi", con un allentamento monetario ritardato in risposta alle potenziali pressioni commerciali.

Un yuan più debole renderebbe le esportazioni cinesi più competitive, ma potrebbe anche inasprire le tensioni con Washington.

Questo delicato gioco di equilibri ha creato confusione tra gli operatori di mercato, poiché le recenti azioni della PBOC sembrano incoerenti con la sua precedente retorica a favore degli stimoli.

La banca centrale ha mantenuto un forte tasso di cambio giornaliero per lo yuan, mantenendolo al di sopra della soglia di 7,2 per dollaro, e ha inoltre emesso avvertimenti verbali per scoraggiare la speculazione eccessiva sulla valuta.

La politica monetaria cinese: fattori globali in gioco

La politica monetaria cinese non è influenzata solo da fattori interni, ma anche dagli sviluppi dell'economia globale.

La continua lotta della Federal Reserve contro l'inflazione ha rafforzato il dollaro statunitense, complicando ulteriormente le opzioni della PBOC.

Alcuni economisti ritengono che la banca centrale cinese stia aspettando segnali più chiari dagli Stati Uniti prima di intraprendere azioni significative.

Se la Federal Reserve inizierà a tagliare i tassi, potrebbe offrire alla PBOC maggiore flessibilità per allentare la propria politica monetaria senza innescare un'eccessiva svalutazione dello yuan.

L'incertezza sulle prospettive economiche della Cina è aggravata da una prolungata recessione del mercato immobiliare e da una debole spesa dei consumatori.

Le pressioni deflazionistiche stanno aumentando, sollevando preoccupazioni che l'economia possa scivolare in un rallentamento più profondo. L'obiettivo ufficiale di crescita del PIL di Pechino, intorno al 5% per il 2025, rimane ambizioso, considerati questi ostacoli.

La politica monetaria cinese: strumenti limitati

La PBOC sta affrontando vincoli alla sua capacità di attuare le tradizionali misure di allentamento monetario.

Il suo tasso di interesse di riferimento è già al minimo storico dell'1,5%, e il coefficiente di riserva obbligatoria (RRR) medio per le banche si attesta al 6,6%, avvicinandosi alla soglia del 5% indicata in precedenza dai funzionari come livello minimo.

Di conseguenza, la banca centrale potrebbe dover ricorrere a misure di liquidità alternative.

I nuovi accordi di riacquisto inverso potrebbero svolgere un ruolo maggiore nella gestione della liquidità a breve termine, mentre i fondi sostenuti dallo Stato potrebbero essere impiegati per stabilizzare i mercati finanziari.

Molti economisti sostengono che la politica monetaria da sola non sarà sufficiente a sostenere l'economia cinese.

Crescono le richieste di maggiori stimoli fiscali, con alcuni esperti che suggeriscono che saranno necessari investimenti pubblici in infrastrutture e programmi sociali per stimolare la domanda interna.

Per ora, la direzione politica della PBOC rimane incerta e i mercati sono lasciati a indovinare se i tagli dei tassi si concretizzeranno nel 2025.

Con l'intensificarsi delle difficoltà economiche, la banca centrale potrebbe presto trovarsi costretta a scegliere tra difendere lo yuan o fornire gli stimoli tanto necessari a un'economia in rallentamento.