Invezz

Petrolio balza del 5% dopo la minaccia di Trump di colpire l'Iran “estremamente duramente” nelle prossime settimane

Petrolio balza del 5% dopo la minaccia di Trump di colpire l'Iran “estremamente duramente” nelle prossime settimane
Devesh Kumar
02 apr 2026, 05:17 AM
  • Trump avverte che sono probabili attacchi all'Iran entro due o tre settimane.
  • Lo Stretto di Hormuz resta chiuso da quando i combattimenti sono iniziati il 28 febbraio.
  • Il WTI sale del 4.1% a $104.21; il Brent aumenta del 5% a $106.42.

Il petrolio è salito per la seconda seduta consecutiva giovedì dopo che il presidente USA Donald Trump, in un discorso in prima serata dell'1 aprile, ha avvertito che Washington continuerà a colpire l'Iran “estremamente duramente” nelle prossime due o tre settimane, riaccendendo i timori sull'offerta e invertendo l'ottimismo precedente su una de-escalation nel breve periodo.

Prezzi e reazione del mercato

Il West Texas Intermediate con consegna a maggio è salito del 4.1% a $104.21 al barile sul New York Mercantile Exchange, poco sopra il massimo del contratto del 27 agosto di $104.

Il benchmark internazionale Brent con consegna a giugno è salito del 5% a $106.42 al barile.

I future erano già saliti mercoledì mentre i continui attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane e le persistenti interruzioni della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz hanno aumentato i timori di perdite di offerta prolungate nei mercati petroliferi globali.

Le dichiarazioni di Trump e segnali contrastanti

Nel suo discorso al popolo americano, Trump ha detto che gli Stati Uniti continueranno a colpire l'Iran “estremamente duramente” nelle prossime due o tre settimane, sottolineando però che le trattative con Teheran sono ancora in corso e fermandosi prima di confermare qualsiasi decisione finale sull'esito.

Il governo iraniano ha negato di aver richiesto un cessate il fuoco, con il portavoce dell'agenzia Fars che ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz “non si aprirà sotto la gestione degli americani o degli israeliani”, una smentita diretta dell'affermazione di Trump su Truth Social secondo cui Teheran avrebbe cercato una tregua.

Lo Stretto di Hormuz e il rischio per le forniture

Lo Stretto di Hormuz, il punto di strozzatura critico attraverso il quale passa circa il 20% del commercio petrolifero giornaliero mondiale — inclusa l'interezza delle esportazioni di greggio iraniano — ha registrato poco o nessun traffico di petroliere da quando le ostilità tra l'alleanza USA-Israele e l'Iran sono iniziate il 28 febbraio.

Tuttavia qualche carico si è comunque mosso attraverso la via d'acqua: la petroliera battente bandiera Liberia Shenlong, una nave da 315,532 tonnellate di portata morta, è arrivata al porto di Mumbai l'11 marzo dopo aver attraversato il corridoio.

Le interruzioni dei flussi di navigazione attraverso le principali rotte mediorientali, in particolare attorno allo Stretto di Hormuz, hanno continuato a limitare l'offerta disponibile, sebbene il movimento intermittente delle navi abbia contribuito a contenere l'entità dei rialzi dei prezzi.

Cosa osservare

La direzione dei prezzi dipenderà da tre variabili: l'andamento dei colloqui per il cessate il fuoco, un'eventuale ripresa del traffico di petroliere attraverso Hormuz, e la durata dell'attuale interruzione dei flussi petroliferi regionali, che ha ripetutamente spinto il Brent al di sopra e al di sotto della soglia di $100 al barile.

Anche una riapertura limitata dello stretto alle spedizioni di petrolio potrebbe esercitare una significativa pressione al ribasso sui futures; qualsiasi escalation, al contrario, rischia di provocare un forte rialzo.