Nikkei 225 vicino al record mentre i mercati asiatici risalgono per speranze su Iran
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Acquistare esposizione al Nikkei 225 tramite iShares MSCI Japan ETF (EWJ) o futures sul Nikkei. Motivazione: la tregua diplomatica sta comprimendo il premio per il rischio geopolitico; il petrolio è in calo, attenuando i timori d'inflazione e supportando i titoli sensibili alla duration. Il Giappone guida l'impulso risk-on descritto nell'articolo, avvicinandosi ai massimi record — momentum e sollievo macro si allineano.
Rischio chiave: I colloqui falliscono e il petrolio si rivaluta al rialzo a causa di rinnovate interruzioni delle rotte di navigazione, invertendo il movimento risk-on.
Acquistare MSCI Asia-Pacific ex-Japan tramite iShares MSCI Pacific ex-Japan ETF (EPP) o esposizione all'Hang Seng tramite iShares Hang Seng ETF (EWH). Motivazione: il rally è ampio in tutta l'Asia-Pacifico, con Cina/HK partecipanti — ciò suggerisce che gli investitori non stanno solo trattando flussi specifici verso il Giappone. Il petrolio più basso riduce la pressione sui margini e sull'inflazione in tutta la regione, e l'articolo nota che gli investitori sono disposti a guardare oltre lo shock iniziale.
Rischio chiave: Un'escalation geopolitica costringe a un'impennata sostenuta del petrolio, colpendo le aspettative sugli utili regionali e la liquidità.
- I titoli asiatici salgono dopo che Trump segnala nuovi colloqui con l'Iran a breve.
- Il petrolio scende ulteriormente mentre le speranze diplomatiche attenuano leggermente i timori d'inflazione.
- I bond restano stabili mentre gli investitori monitorano rendimenti, valute e rischi di crescita.
I titoli asiatici sono saliti mercoledì dopo che il presidente Donald Trump ha detto che Washington potrebbe tenere nuovi colloqui con l'Iran in Pakistan entro i prossimi due giorni, riaccendendo le speranze che la diplomazia possa ancora contenere l'ultima escalation.
Il cambio di tono ha contribuito ad alleviare la pressione nei mercati energetici, con il petrolio che ha esteso le perdite overnight e gli investitori che sono tornati sugli asset rischiosi dopo un avvio di settimana volatile.
Il movimento di sollievo è stato ampio.
L'indice più ampio di MSCI per i titoli dell'Asia-Pacifico, escluso il Giappone, è salito dell'1,5% portandosi al massimo da sei settimane, mentre il Nikkei è avanzato dell'1,2%, avvicinandosi al suo recente picco record.
I blue chip cinesi hanno guadagnato lo 0,5% e l'Hang Seng di Hong Kong è salito dell'1,2%, suggerendo che gli investitori erano disposti a guardare oltre lo shock geopolitico immediato e a concentrarsi invece sulla possibilità di un esito negoziato.
Speranze diplomatiche migliorano il sentiment
I mercati sono stati incoraggiati dai segnali che i colloqui potrebbero ancora aver luogo anche dopo che Washington ha imposto un blocco sui porti iraniani nel corso del weekend, in un peggioramento della disputa sul programma nucleare di Teheran.
Anche funzionari pakistani e iraniani hanno indicato che le trattative potrebbero comunque svolgersi, aiutando gli investitori a scontare almeno la prospettiva di una de-escalation dopo il forte sell-off di lunedì.
“Sembra che alla diplomazia sia stata concessa una tregua ed è positivo,” ha dichiarato Gaurav Goyal, analista di mercato presso IIFL Securities.
“L'Iran potrebbe fare un passo indietro e le negoziazioni potrebbero essere rilanciate.”
Questa visione ha contribuito a sostenere i guadagni in tutta la regione, in particolare nei mercati che erano stati maggiormente colpiti dal precedente aumento del petrolio e dal rischio di un conflitto più ampio.
I titoli giapponesi sono stati tra i più performanti, riflettendo un miglioramento del sentiment di rischio mentre le tensioni geopolitiche mostrano segnali di attenuazione.
Il movimento ha spinto il benchmark di Tokyo più vicino al massimo record raggiunto all'inizio di quest'anno, sottolineando quanto rapidamente il sentiment possa migliorare quando i mercati percepiscono che le tensioni geopolitiche potrebbero non tradursi in una perturbazione più profonda.
Il petrolio scende e si attenuano i timori d'inflazione
I prezzi del petrolio, che erano saliti all'inizio della settimana mentre i trader temevano un'offerta più stretta e rotte marittime interrotte, sono scesi con il ritorno delle speranze diplomatiche.
Il greggio USA è calato dello 0,6% a circa $90.6 al barile, mentre il Brent ha perso lo 0,7% a $94.13.
Il calo ha fatto seguito a una discesa di quasi il 5% overnight, segno che i trader stavano smontando parte del premio per il rischio inglobato nei mercati energetici.
Quel ritracciamento del petrolio ha anche contribuito a calmare le preoccupazioni sull'inflazione.
Gli investitori avevano trascorso gran parte della settimana temendo che costi del carburante più elevati si riversassero rapidamente sui prezzi più ampi e complicassero le prospettive per le banche centrali.
Una lettura dei prezzi alla produzione di marzo più debole del previsto ha aggiunto a quel senso di sollievo, suggerendo che l'inflazione a matrice potrebbe non accelerare così rapidamente come temuto.
Tony Sycamore, analista di mercato presso IG, ha affermato che la forza degli asset rischiosi riflette una crescente disponibilità da parte degli investitori a guardare oltre la volatilità immediata legata al Medio Oriente.
Finché continueranno a emergere segnali di rinnovata diplomazia, ha detto, i prezzi dell'energia dovrebbero attenuarsi e l'umore di mercato più costruttivo potrebbe proseguire.
Bond e valute restano contenuti
I movimenti in bond e valute sono stati più misurati.
Il dollaro si è stabilizzato dopo sette sedute consecutive di perdite, scambiando intorno a 158.9 yen, mentre l'euro è rimasto quasi invariato a $1.1791, mantenendosi vicino ai massimi recenti.
Nei rendimenti, i Treasury statunitensi sono leggermente scesi mentre gli investitori mantenevano una certa esposizione ad asset più sicuri anche con il rally delle azioni.
Il rendimento del Treasury USA a 10 anni si è leggermente attestato intorno al 4.24%, mentre anche i rendimenti a scadenze più lunghe hanno segnato lievi cali.
Questo suggerisce che una certa cautela rimane sotto la superficie, con gli investitori non ancora pronti ad abbandonare completamente le posizioni difensive.
I rischi restano al centro dell'attenzione
Malgrado il miglioramento del tono, i rischi non sono scomparsi.
Lo scontro tra Washington e Teheran continua a minacciare le principali rotte di esportazione del petrolio, mentre l'ultimo downgrade del Fondo Monetario Internazionale alle prospettive di crescita globale ha ricordato che lo scenario economico più ampio è già fragile.
Le azioni asiatiche hanno seguito il calo del petrolio e le rinnovate speranze diplomatiche, ma la durata del rally dipenderà dal fatto che quei segnali si traducano in qualcosa di più concreto.
Se i colloqui dovessero svolgersi e i prezzi dell'energia continuassero a ritirarsi, i mercati potrebbero prolungare il rimbalzo.
In caso contrario, l'ultimo rialzo delle azioni potrebbe rivelarsi un'altra breve fiammata di sollievo in un trimestre già turbolento.
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