Tagli della Fed rinviati di nuovo? Goldman Sachs prevede allentamenti solo nel 2027
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Un periodo di tassi più elevati sostiene il dollaro mentre i rendimenti USA restano relativamente alti. Operazione: Invesco DB US Dollar Index Bullish Fund (UUP). Perché: i tagli rinviati riducono l'incentivo a vendere USD; l'articolo segnala inoltre una maggiore probabilità di rialzi. Rischio chiave: l'inflazione si raffredda rapidamente e i mercati ritornano a prezzare tagli aggressivi, facendo scendere i rendimenti USA e indebolendo il dollaro.
Rischio chiave: I mercati rivedono le previsioni verso tagli anticipati, facendo scendere i rendimenti USA e indebolire l'USD.
La spinta di Goldman a posticipare i tagli al 2027 implica tassi più alti per più tempo. Operazione: vendere l'iShares 20+ Year Treasury Bond ETF (TLT) per esprimere il rischio di sell-off della duration mentre il mercato rivede al ribasso il numero di tagli e al rialzo quello dei rialzi. Perché: dati sull'occupazione più forti e un percorso dell'inflazione core persistente ritardano l'allentamento, mantenendo i rendimenti a lungo termine elevati. Rischio chiave: un rapido calo del core PCE verso il 2% (o un chiaro segnale di recessione) costringe la Fed a tagliare prima del 2027, schiacciando la posizione short sulla duration.
Rischio chiave: Il core PCE diminuisce rapidamente e la Fed è costretta a tagliare prima del previsto.
- Goldman ora prevede che i tagli della Fed inizieranno solo nel 2027.
- I forti dati sull'occupazione USA spingono Wall Street verso una visione di tassi più alti.
- Petrolio, dazi e rischi inflazionistici visti come fattori che ritarderanno l'allentamento della politica della Fed.
Goldman Sachs ha spostato la sua previsione per i prossimi tagli dei tassi della Federal Reserve al 2027, segnalando che una crescita statunitense più solida, un mercato del lavoro più resistente e rischi inflazionistici persistenti potrebbero mantenere la politica monetaria più restrittiva per più tempo rispetto a quanto atteso dai mercati.
La banca di Wall Street ora prevede che la Fed manterrà i tassi invariati fino al 2026, con tagli previsti per giugno e dicembre 2027.
La previsione precedente indicava due riduzioni di 25 punti base, una nel dicembre 2026 e l'altra nel marzo 2027.
La revisione è seguita a un rapporto sull'occupazione negli Stati Uniti più forte del previsto che ha evidenziato una rinnovata resilienza del mercato del lavoro.
Per i responsabili politici, questo è importante perché un'economia più sana concede alla banca centrale maggior margine di manovra per attendere prima di allentare la politica, nonostante famiglie e imprese siano sotto pressione per i dazi, i costi energetici elevati e le ripercussioni più ampie del conflitto in Medio Oriente.
I dati sul lavoro ricalibrano il dibattito sulla Fed
Il mercato del lavoro statunitense è nuovamente diventato l'ancora principale per le attese sui tassi.
Un solido rapporto sulle buste paga ha suggerito che lo slancio delle assunzioni resta sufficientemente forte da assorbire condizioni finanziarie più restrittive, riducendo l'urgenza per la Fed di fornire supporto tramite costi di finanziamento più bassi.
Goldman ha affermato che l'attività e i dati sull'occupazione resilienti hanno anche abbassato la soglia per un rialzo dei tassi.
La banca ha sottolineato che ciò non dipende dal fatto che l'economia sembri surriscaldarsi, bensì perché un punto di partenza più solido renderebbe meno probabile che un eventuale aumento futuro appaia come un errore di politica.
Questa distinzione è importante. Un rialzo dei tassi non è ancora lo scenario base di Goldman, ma la società lo considera ora leggermente più plausibile rispetto a prima.
In altre parole, il dibattito è passato dal quando la Fed potrà tagliare al se le pressioni inflazionistiche potrebbero costringere i responsabili a inasprire nuovamente.
I rischi inflazionistici tengono i tagli più lontani
La nuova visione di Goldman riflette una rivalutazione più ampia del percorso dell'inflazione.
La banca ha affermato che il percorso più probabile per la Fed è attendere finché gli effetti dei dazi, dei prezzi del petrolio più elevati legati al conflitto in Iran e di altre pressioni legate alla guerra non si attenuino nei dati.
L'inflazione core PCE, l'indicatore di prezzo sottostante preferito dalla Fed, è anch'essa centrale nella decisione.
Goldman prevede che i decisori attenderanno finché il core PCE su base annua non si avvicinerà all'obiettivo del 2%.
Ciò darebbe ai responsabili maggiore fiducia che l'inflazione non sia sostenuta da shock di offerta, costi commerciali o volatilità energetica.
La banca ha inoltre citato la necessità di un certo raffreddamento della domanda trainata dall'AI, che ritiene eccessivamente sopravvalutata.
Questo aggiunge un ulteriore elemento alle prospettive di politica monetaria, poiché la Fed deve valutare se il boom degli investimenti legato all'intelligenza artificiale stia generando crescita duratura o stia semplicemente aggiungendo un'accelerazione di breve termine ad alcune parti dell'economia.
Wall Street si orienta verso una pausa più lunga
Goldman non è l'unica a prevedere una pausa prolungata della Fed.
Lo scorso mese Nomura ha inoltre previsto che la banca centrale sarebbe rimasta in attesa fino al 2026, sottolineando quanto rapidamente le aspettative di tagli siano state rinviate.
Per i mercati, lo spostamento è significativo.
I trader assegnano ora una probabilità del 75,5% a rialzi dei tassi da parte della Fed entro la fine dell'anno, secondo i dati CME FedWatch.
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